«Tre cose sono necessarie per la bellezza:
la prima è l'integrità o completezza quindi la giusta proporzione
o consonanza ed infine la chiarezza o evidenza»
   Tommaso D'Aquino

La Fortezza e gli Enti coinvolti nel nuovo progetto

Giardini pensili alla Fortezza da Basso: bastioni ricostruiti e percorsi da un fiume di verde, raggiungibili anche dalla stazione centrale di Firenze Santa Maria Novella grazie a una pensilina che "parte" dal binario 16. E poi un panorama eccezionale: grazie a una mongolfiera, saldamente ancorata a uno dei bastioni, che porterà in alto i visitatori ad ammirare la città del fiore. La Fortezza torna ad essere uno spazio pubblico, cosa che non presenta alcun problema con l'attività fieristica. Ma le novità, illustrate dal Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, dal Sindaco di Firenze Matteo Renzi e dal Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, non finiscono qui. Nel progetto, di cui è capofila l'architetto e urbanista fiorentino Luigi Ulivieri, direttore generale della Provincia, sono previste la realizzazione di due piazze interne, una di 11 mila metri quadri (poco meno di piazza Santa Croce): la piazza del Sangallo e quella dell'Opificio. Sotto la vasca, negli spazi sottostanti il polo fieristico, ecco un nuovo auditorium che prenderà luce anche dall'alto, grazie ai vetri posti posti alla base della stessa.


Luigi Ulivieri

Luigi UlivieriLuigi Ulivieri ha ideato il progetto 'Briglie sull'Arno', un progetto innovativo unico in Europa - il progetto è esecutivo e la Provincia lo ha presentato nei giorni scorsi - grazie al quale verranno ripristinate 12 briglie sul tratto fiorentino dell'Arno (sulle pescaie che vanno da Incisa a Sant'Andrea a Rovezzano fino a San Niccolò e a Porto di Mezzo) che saranno contemporaneamente trasformate in piccole centrali idroelettriche di ultima generazione. Risultato: una produzione di energia pulita tale da far diminuire del 2 per cento le emissioni di Co2 nell'intera regione Toscana. Ha disegnato la riqualificazione delle sponde sull'Arno in città ed è all'origine del progetto di recupero dell'intero complesso di Sant'Orsola, nel quartiere di San Lorenzo. Nel suo 'Opere recenti 2000-2010' (Edizioni Aiòn), osserva che "la città occidentale come cosmopoli ripete il modo di vivere di un sistema più vasto, di un modello economico e politico che decisamente implica il concetto medesimo di mondo occidentale" , ma questo mondo, smarrendo il senso del gratuito e il senso della "piazza" come luogo della sosta e dell'incontro, amplifica la "differenza tra l'esser cosa di una città e l'essere persona" che Ulivieri coglie come dato sostanziale, con una sensibilità che permea i suoi progetti e che si nutre di storia.


Costruire rispettando la storia

Facciamo un salto indietro, non di tanto. Agli inizi del secolo scorso, Herman Hesse soggiornando in Toscana si poneva dubbi sull'abitare a Firenze o a Prato, dal momento che Prato gli sembrava strutturata meglio e inserita nel paesaggio in un modo che gli era più congeniale. Non si deve restare stupiti, non in chiave sincronica. Prato non era quello che è diventata dopo, ma l'unico modello di città tessile che anche grazie alla sua collocazione, al rapporto tra luogo di lavoro (città) e abitazione (campagna) e gli "ammortizzatori sociali" degli ordini mendicanti, è sopravvissuta con la sua tradizione ai rivolgimenti che hanno sopraffatto le altre città che in Europa erano cresciute accanto a lei. Forse Hesse, oggi, cambierebbe idea. Non bisogna lasciarsi andare al fatalismo (l'idea e la pratica di "riciclaggio" e "recupero" rappresenta un'acquisizione culturale di rilievo nell'ultima parte del secondo millennio). E infatti... Basta osservare 'Le prime suggestioni per il progetto di recupero di Sant'Orsola', antico, sventrato edificio nel cuore di Firenze, in un'area che è di laboratorio per i fiorentini di domani (che saranno, come altrove, sempre più meticci), accanto agli altri disegni e immagini di opere realizzate o restate a livello di proposta e di concorso, come anche a una serie di scritti e interventi, sono da una parte un bilancio e dall'altro una prospettiva in cui rilanciare, come decisivo, quell' "l'amore per la città che l'uomo abita, dove la 'costruzione' non è soltanto un fatto meramente tecnico, ma anche un evento artistico nel senso più alto del termine", di cui Ulivieri trova impronta, tra gli altri, nell'estrema perizia compositiva dell'architetto Giuseppe Poggi, che ridisegnò la Firenze post-unitaria.


La città metropolitana

Con una considerazione di metodo da sottolineare: non si costruisce né si evolve una città senza gli strumenti della storia, cioè senza aver prima indagato dall'interno del processo storico la formazione della città stessa. Gli scritti che sono più pertinenti l'attività di Ulivieri come professionista dell'Amministrazione provinciale ne vogliono essere la prova ("le politiche provinciali per la protezione ambientale devono portare nei prossimi anni ad interrompere la catena che collega inquinamento dell'ambiente a crescita economica"), soprattutto in rapporto alla peculiarità fiorentina di "città metropolitana" e all'utilizzo dei nuovi tracciati di alta velocità. Ulivieri guarda con favore all'uso della nuova linea ad alta velocità anche per il trasporto delle merci, che decongestionerebbe decisamente il traffico, e al tempo stesso, per Firenze, propone un sistema "a guida vincolata che utilizza per quasi il 50 per cento i tracciati Fs esistenti e poi, attraversato l'Arno, in prossimità delle Cascine, si ricollega a tutto il sistema di trasporto su ferro nazionale e regionale e alle aree più congestionate di Firenze, i centri di Scandicci, Galluzzo e Bagno a Ripoli".